LA VERITÀ È A DISPOSIZIONE DI CHI LA VUOLE CERCARE!La sera del 9 novembre 1860 una colonna di soldati in lacere uniformi turchine, disarmati e sotto scorta, marciava lungo la tortuosa strada alpina che risale la Val Chisone, nelle montagne piemontesi, verso la fortezza di Fenestrelle, costruita a 1200 metri di altezza sul livello del mare. Erano prigionieri dell’esercito borbonico catturati per lo più alla resa di Capua il 2 novembre, trasferiti per mare da Napoli a Genova dove erano approdati il giorno prima, poi trasportati in treno fino a Pinerolo e ora avviati a piedi, giacché non c’era altro mezzo, alla fortezza. Esausti per l’interminabile marcia, arrivarono a Fenestrelle per tutta la notte, a drappelli sbandati. Uno di loro morì appena giunto; nei giorni seguenti altri quattro vi morirono. Erano stati trasferiti in quelle fortezza sulle alpi perchè questo era di un campo di concentramento savoiardo “duro”, bisognava giurare fedeltà al nuovo padrone o si doveva morire! Sì perchè il nuovo stato italiota che si stava formando non aveva voglia di detenere una tal massa di uomini a sbafo! Infatti negli anni successivi il governo cercava di acquistare un’isola speduta negli oceani per ospitare i suoi detenuti “scomodi” (leggi meridionali), cioè una Guantanamo dell’800!!! Come sono avanti questi italiani del Nord avevano inventato tutto prima di Nazisti e Yanchee!!! Nel  luglio 2008, sotto una pioggia battente, un gruppo di aderenti e sostenitori dei Comitati Due Sicilie, in parte convocati via chat o per email, salì a Fenestrelle e inaugurò una lapide che dice testualmente: «Tra il 1860 e il 1861 vennero segregati nella fortezza di Fenestrelle migliaia di soldati dell’esercito delle Due Sicilie che si erano rifiutati di rinnegare il re e l’antica patria. Pochi tornarono a casa, i più morirono di stenti. I pochi che sanno s’inchinano». Duccio Mallamaci, coordinatore per Piemonte e Calabria del Partito del Sud, tenne, interrompendosi a tratti per la commozione, un discorso in cui definì Fenestrelle un campo di sterminio come Auschwitz o Belzec, e affermò che 8000 uomini vi erano morti di fame e di freddo; in tutto, aggiunse, furono 40.000 i prigionieri meridionali sterminati nel Nord. Al discorso seguì una messa in latino. Questa, dunque, è la storia di ciò che accadde a Fenestrelle, ma anche a Torino, a Napoli, a Milano, a Gaeta e in altri luoghi d’Italia, fra 1860 e 1861, quando l’esercito delle Due Sicilie venne sconfitto in una guerra non dichiarata, i suoi uomini fatti prigionieri o sbandati, e poi, in gran parte, trasportati al Nord per essere arruolati contro la loro volontà nell’esercito italiano. Ma è anche la storia di come quegli avvenimenti, già di per sé abbastanza drammatici, siano diventati nell’Italia del Duemila materia di un assurdo negazionismo storiografico e mediatico da parte di cattedratici e pennivendoli che si ostinano a negare i fatti! Ma la storia ce lo insegna ancora oggi c’è chi nega la shoah! Ancora oggi alla luce dello sfascio generale di questo paese chiamato italia (espressione geografica) ci sono persone che negano la saggia e paterna guida borbonica dichiarando che i neoborbonici sono una lega del sud: ma hanno mai capito che dicono o cosa vogliono i neoborbonici? Quando il Sud brontola ecco che per miracolo compaiono scrittori sedicenti storici che il Manna definì ” ciucci e salariati” i quali godendo dell’appoggio del corrotto mondo dei “baroni universitari” e di condiscendenti case editrici nazionali, aggiungono palate di letame sul Sud. E’ evidente che il ribollire dei movimenti sudisti comincia a terrorizzare questi salariati e i loro mandanti.     Il Sud chiede vendetta per questi 160 anni di servaggio e di sfruttamento.

Non troverai mai la verità, se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspettavi di trovare.
Eraclito

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