LA PROVA DELLE BUFALE RISORGIMENTALI!

Era l’eroe per eccellenza, senza macchia e senza peccato, il suo nome ricorre in vie, piazze, scuole, ecc. Hanno fatto di tutto per convincerci che fosse l’eroe dei due mondi perchè protagonista di imprese nell’america del sud e poi finalmente in itaglia! In molti, poi scoprimmo l’inganno che “mezzarecchia” (nomignolo datogli dai soliti burloni napoletani) era solo un impostore, un ladro, un malfattore al servizio dei potenti! E così escono fuori le prove con quei trenta denari con cui Londra pagó il mercenario Garibaldi, l’idiota, che distrusse un regno per un’idea geografica e culturale unitaria, affossando per sempre la possibilità di unità federale, che pur muoveva i primissimi passi.

Ed ecco come un ladro di cavalli ed uno stupratore, che viveva di rapine, tanto da avere un orecchio mozzo che copriva a mala pena con i suoi capelli lunghi (in argentina usavano tagliare un orecchio per individuare più facilmente ladri e stupratori), si mise al soldo di uno stupro storico. Così il ladro dei due mondi, di là e di qua dell’oceano, lo fecero diventare un eroe, impavido e bello. Già si sapeva che l’operazione “Unità” fosse finanziata dalla Massoneria e dall’intelligence Inglese, ma adesso spuntano anche prove DOCUMENTATE che incassava direttamente dagli inglesi i soldi per la “missione” nelle Due Sicilie. Se del resto, gli inglesi finanziarono l’operazione con cifre da capogiro vuol dire che l’interesse economico era molto grosso.

Il libero e sovrano Stato che gli Inglesi si prestavano a saccheggiare era nato nel 1130, ed era lo Stato più antico della Penisola (fatto salvo lo stato della Chiesa). Un Regno ricco che alimentava la fame della massoneria internazionale. Ma con il delinearsi di una nuova via commerciale, che avrebbe sconvolto la navigazione mondiale: il Canale di Suez, nacque il problema, il Regno delle Due Sicilie: una banchina nel mezzo del Mediterraneo!

Gli Inglesi, all’epoca già padroni del mondo, Malta (già rubata al Regno delle Due Sicilie) non bastava più, troppo piccola, troppo isola, bisognava sottomettere le Due Sicilie che nel bel mezzo del Mare Nostrum, poteva diventare un temibile competitor!

L’apertura di Suez avrebbe mosso traffici giganteschi, che inevitabilmente avrebbero reso Napoli e i porti Siciliani il centro commerciale del mondo.

Strappare a Napoli questo primato divenne una questione vitale.

Si iniziò attentando la vita di un rè troppo forte e deciso nella sua indipendenza e con la sua morte si crea la sperata e attesa instabilità.

Nel pieno vigore dei suoi 50 anni, il Re Ferdinando II, alto, forte e possente, amato dai suoi sudditi e temuto dai suoi nemici, si ammala per una semplice ferita da taglio procuratagli da un suo soldato affiliato ai mazziniani e cade in una agonia straziante per più mesi.

Fu quella l’occasione giusta che Londra attendeva e non perse, e corse a finanziare mercenari, corrompere funzionari e militari, Generali ed Ammiragli, in attesa della morte del RE FERDINANDO .

Il passaggio di consegne tra il Re ed il suo giovane successore fu il momento ideale per colpire, e si scelse di farlo senza dichiarazione di guerra, come le guerre “lampo” dei tedeschi durante la seconda guerra mondiale. Si mascherò l’impresa facendola apparire come una questione “italica”, quindi interna ai Popoli italiani, così da non stimolare eventuali interventi armati a difesa del Regno.

Ed eccola la PROVA, una delle infinite altre custodite negli archivi della Banca d’Inghilterra. Tali scottanti prove erano tutte contabilizzate da un garibaldino tale Ippolito Nievo, un puntualissimo contabile a servizio del mercenario. Troppo preciso e integerrimo da diventare addirittura scomodo poiché contabilizzava anche ruberie e saccheggi. Gli chiesero conto da Londra, e ordinarono al mercenario che si imbarcasse immediatamente con tutta la sua contabilità da Palermo alla volta di Torino, dove non vi arrivò mai .

Partito da Palermo, infatti, immediatamente e fu seguito ad una certa distanza da una corvetta inglese. Scomparve con tutta la sua nave, l’Ercole, e divenne il primo mistero italiano prima ancora che l’Italia avesse un suo “stato”.

L’ultimo atto diabolico, fu quello di creare i plebisciti che falsificati fino a conteggiare più voti a favore che numero di votanti, presentarono al mondo la falsa volontà del Popolo di “voler” essere sottomessi al Piemonte, così di fronte al principio di autodeterminazione dei Popoli nessuno poté più correre a difesa della legalità internazionale.

Il resto lo fece la propaganda ed i professoroni di scuola ed università che in cambio di prestigiosi incarichi scrissero le “verità” di comodo che studiamo da generazioni dal 1860 ad oggi 2021. Tutto ciò spiega la straordinaria attenzione degli inglesi per Garibaldi con i grandi onori attribuitigli nella visita a Londra del 1864, grandi onori che non ci furono mai in italia. Qui c’è la mistificazione: Londra ha voluto e protetto l’impresa dei MIlle.

Gli stessi regnanti savoiardi erano diffidenti e scettici nei confronti!

E ancora, una nuova e ulteriore perla: ci viene dal convegno “La liberazione d’Italia nell’opera della Massoneria”, organizzato a Torino nel settembre del 1988 dal Collegio dei Maestri Venerabili del Piemonte, con l’appoggio di tutte le Logge italiane. Una fonte sicura, visto il culto dei “fratelli” per quel Garibaldi che fu loro Gran Capo. Un breve intervento – poco più di due paginette, ma esplosive – a firma di uno studioso, Giulio Di Vita, porta il titolo “Finanziamento della spedizione dei Mille”. Già: chi pagò?

Lavorando in archivi inglesi, l’insospettabile Di Vita ha scoperto che, in quei giorni, a Garibaldi fu segretamente versata l’enorme somma di tre milioni di franchi francesi, cioè molti milioni di dollari di oggi.

Il versamento avvenne in piastre d’oro turche: una moneta molto apprezzata in tutto il Mediterraneo. A che servì quell’autentico tesoro? È incontrovertibile che la marcia trionfale delle legioni garibaldine nel Sud venne immensamente agevolata dalla subitanea conversione di potenti dignitari borbonici alla democrazia liberale. Non è assurdo pensare che questa illuminazione sia stata catalizzata dall’oro! Anche perché ai finanziamenti segreti se ne aggiunsero molti altri (e notevolissimi, palesi) frutto di collette tra tutti i “democratici” di Europa e America, del Nord come del Sud. Sarebbero così confermate quelle che, sinora, erano semplici voci: come, ad esempio, che la resa di Palermo (inspiegabile sul piano militare) sia stata ottenuta non con le gesta delle camicie rosse ma con le “piastre d’oro” versate al generale napoletano, Ferdinando Lanza.

Con la prova dei molti miliardi di cui disponeva Garibaldi si può forse valutare meglio un’impresa come quella dei Mille che mise in fuga un esercito di centomila uomini (tra i quali migliaia di solidi bavaresi e svizzeri), al prezzo di soli 78 morti tra i volontari iniziali. Ma c’è di più: il poeta Ippolito Nievo se ne tornava da Palermo a Napoli al termine della spedizione. Il piroscafo su cui viaggiava, l’”Ercole”, affondò per una esplosione nelle caldaie e tutti annegarono. Si sospettò subito un sabotaggio ma l’inchiesta fu sollecitamente insabbiata. Le cose possono ora chiarirsi, visto che il Nievo, come capo dell’Intendenza, amministrava i fondi segreti e aveva dunque con sé la documentazione sull’impiego che nel Sud era stato fatto di quei fondi. Qualcuno evidentemente non gradiva che le prove del pagamento giungessero a Napoli: non si dimentichi che recenti esplorazioni subacquee hanno confermato che il naufragio della nave del poeta fu davvero dovuto a un atto doloso. Si cominciava bene, dunque, con quella “Nuova Italia” che i garibaldini dicevano di volere portare anche laggiù: una bella storia di corruzioni e di attentati. Ma Nievo portava, solo ricevute: dove finirono i miliardi rimasti, e dei quali solo pochissimi capi dei Mille erano a conoscenza? In ogni caso, era una somma che solo un governo poteva pagare. E, in effetti, la fonte del denaro era il governo inglese (non a caso lo sbarco avvenne a Marsala, allora una sorta di feudo britannico, e sotto la protezione di due navi inglesi; e proprio su una nave inglese nel porto di Palermo fu firmata la resa dell’isola). Come riconosce il «fratello» Di Vita, lo scopo della Gran Bretagna era anche quello già ben noto: aiutare Garibaldi per “colpire il Papato nel suo centro temporale, cioè l’Italia, agevolando la formazione di uno Stato protestante e laico“. Le monarchiche isole pagarono il repubblicano Eroe perché distruggesse un Regno, millenario delle Due Sicilie, purché anche l’Italia, «tenebroso antro papista», fosse liberata dal cattolicesimo.

“Letter of credit issued to Giuseppe Garibaldi by National Bank of Scotland, 1860”

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