I PADRONI D’ITALIA

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     Tra il 3 ed il 27 aprile del 1864, Garibaldi visitò Londra dopo aver occupato i territori del Sud-Italia e averli consegnati a Vittorio Emanuele II. Un milione di persone affollarono le strade percorse dalla sua carrozza (l’illustrazione mostra il corteo di Garibaldi a Trafalgar Square dell’11 aprile 1864), nel più totale giubilo per l’uomo che aveva spinto all’esilio l’odiatoBorbone e per la sua avversione al Papa, cioè per il rafforzamento dell’egemonia imperiale anglosassone. Durante la sua permanenza, il Generale incontrò il Principe del Galles ed importanti politici inglesi tra cui il primo ministro lord Palmerston. Mentre la regina Vittoria non volle vederlo. A Garibaldi fu conferita la cittadinanza onoraria londinese. Il primo ministro Lord Palmerston, era il suo sobillatore e protettore (così come dei Piemontesi) e gran maestro della massoneria di Rito Scozzese che aveva contato sull’organizzazione per la sollevazione dell’Europa già dai moti rivoluzionari del 1848. Il nizzardo l’aveva infatti già incontrato nel 1846, ricevendo appoggio per l’impresa garibaldina a difesa dell’indipendenza dell’Uruguay e incoraggiamento per la conquista del Sud-Italia. E poi, nel 1854, aveva visto “politici e grossi imprenditori” locali a Tynemouth (Newcastle), nel nord-est dell’Inghilterra, per ottenere armi e munizioni da ricevere segretamente dal protettorato inglese di Malta, prima di intraprendere la campagna per la spedizione al Sud. In realtà ricevette anche fiumi di piastre turche per corrompere gli ufficiali borbonici, e la scottante contabilità del suo esercito, affidata a Ippolito Nievo, che sparì nel misterioso naufragio del piroscafo Ercole. Del resto, Torino e Londra erano le capitali massoniche di quell’Europa e Garibaldi, iniziato alla massoneria dal 1844 a Montevideo, fu nominato Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia nel 1862 proprio a Torino, dopo l’invasione del Mezzogiorno. “L’Inghilterra ci ha aiutato nei buoni e cattivi giorni. Il popolo inglese ci prestò assistenza nella guerra dell’Italia meridionale, ed anche ora gli ospizi di Napoli sono in gran parte mantenuti dalle elargizioni mandate da qui. … Se non fosse stato per l’Inghilterra gemeremmo tuttavia sotto il giogo dei Borboni di Napoli. Se non fosse stato pel governo inglese, non avrei mai potuto passare lo stretto di Messina”. (Garibaldi il 6 aprile 1864 a Londra). Sempre in uno dei suoi discorsi al popolo inglese, accorso ad acclamare l’eroe di Marsala disse: “Non è la prima volta che ho ricevuto prove non solo in parole, ma in fatti (applausi). Questa simpatia mi venne mostrata in varie circostanze della mia vita, e più specialmente nel 1860, quando senza l’ aiuto della nazione inglese sarebbe stato impossibile compiere quanto facemmo nell’ Italia meridionale ( grandi applausi). Il popolo inglese ci somministrò uomini, armi, danaro; egli soccorse a tutti i bisogni dell’ umana famiglia nei suoi sforzi per conquistare la libertà. Quel che dissero e fecero gl’ Inglesi per noi, merita l’ eterna gratitudine degl’ Italiani (fragorosi applausi ). Per rispondere ad alcune nobili e generose parole del sindaco, vi dirò non aver sacrificato alcuna parte della mia vita per la causa dell’ umanità; credo però aver fatto qualche cosa, una parte del mio dovere, del dovere di ogni uomo (applausi). Non mi resta che rendervi i più vivi ringraziamenti per la vostra generosa simpatia e per la vostra cortese accoglienza”.
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 Garibaldi-in-Londo

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