Gaeta, 05 febbraio 1861

LA GIORNATA DELLO SCOPPIO DELLA POLVERIERA SANT’ANTONIO DESCRITTA  DA CHARLES GARNIER, UNICO GIORNALISTA PRESENTE ALL’ASSEDIO DI GAETA.

Ecco la giornata più fatale dell’assedio. L’esplosione della riserva di munizioni della batteria S. Giacomo ha aperto la serie dei disastri. Fra tre o quattro ore di sera una esplosione ben diversamente terribile à scossa tutta la Città. La piccola polveriera servente alle batterie Cittadella e S. Antonio, verso la porta di terra, nel congiungimento del fronte di terra e quello di mare, è saltata. Il rumore è stato spaventevole. Le pietre, i scogli si sono percossi per quasi un minuto nell’aria. Quando le tenebre, subitamente prodotte, si sono dissipate, la porta di terra era scomparsa, il corpo di guardia era sparito, come pure un centinaio d’uomini. Del bastione, del ramparo, delle vicine case, non restano che immense macerie, sotto le quali le vittime spingevano dei gemiti da agghiacciare il cuore più intrepido. Una larga breccia di 30 o 40 metri era aperta sul fronte di mare, ove si trovava altra volta la batteria Dente di Sega S. Antonio. Abbiamo temuto per un momento che tutti gli uffiziali Francesi della batteria Cittadella fossero periti; avevano solamente corso i più gravi pericoli, sentendo il suolo mancare sotto i loro piedi e la grandine di pietre passare sulle loro teste per ricadergli ai fianchi in mezzo alla più sinistra oscurità. Tutte le batterie circonvicine sono annullate; la batteria Cittadella è da per tutto lesionata. Non si sa quante persone sono sepolte sotto le rovine. Due Compagnie che travagliano alla breccia di ieri sono quasi interamente schiacciate. Il generale del Genio Traversa è fra le vittime. Molte famiglie sono perite, se ne cita una composta da undici persone, uomini, donne, e fanciulli, che è stata schiacciata; si era ricuperata sotto la porta della Città. È un lamentevole spettacolo di vedere le gambe e le braccia agitarsi sotto le rovine, di incontrare dei soldati stroppi, delle donne inondate di sangue, che si portavano o fuggivano verso il centro della Città. Il bombardamento continuava, o piuttosto prendeva nuovo vigore, tutta l’Artiglieria nemica essendo stata immediatamente diretta su questo punto. Nulla eguaglia il furore col quale i Piemontesi tirano dopo il momento della catastrofe. La Piazza à subito risposto con energia, cercando disseminare il fuoco nemico; sembra riuscirvi. Poco prima di notte, la squadra Sarda s’è anche messa in movimento per pigliare la sua parte del combattimento. Quando i Vapori sono stati alla portata, le batterie del fronte di mare anno tuonato contro di essi. La squadra conta una quindicina di bastimenti, tra cui il Vascello Monarca, dell’antica marina Napolitana. Alle prime palle arrivate nei fianchi delle navi, si sono ritirati più al largo, e all’ora in cui scrivo, tirano più della metà dei loro colpi nel mare. Il Maggiore Sangro, del Genio, à avuto la gamba troncata. Il Conte d’Anersperg, Tenente attaccato allo stato Maggiore, giovine di rare qualità, à avuto pure una gamba rotta da una palla, ma prima dell’esplosione della polveriera e sulla piazza della gran guardia. Il tifo à fatto nella giornata due vittime : il Tenente Generale Duca di Sangro, primo Aiutante di Campo di Sua Maestà, il più onest’uomo del Regno, ed una suora della Carità. Il bombardamento continua con furore.

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Questo criminale di guerra, che ha sparso ovunque il sangue innocente dei nostri antenati, ancora è considerato un eroe del (loro) risorgimento a cui sono dedicate vie, piazze, caserme, monumenti. Fu il “massacratore” di Pontelandolfo, divenuto simbolo della repressione post-unitaria. 

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