LA FORZATA LIBERAZIONE

Mentre si celebra la “Liberazione”, che poi in realtà fu colonizzazione per la quale tanti pagarono un prezzo troppo alto, in Italia c’è chi non ha voglia di liberare alcunché. Napoli si liberò dal nazifascismo combattendo tra il 27 settembre e il 30 set. del 1943. Per scoprire poi che i liberatori non erano migliori di quelli dai quali ci eravamo liberati. Ricordando che resistenza e autodeterminazione dei popoli è molto meglio che essere liberati e colonizzati e che le/gli individui resistenti, giusto quando resistono, vengono sempre additati come criminali e terroristi.
Di “liberazioni”, d’altro canto, la nostra terra ne aveva già viste tante. Non esistono zone che non ricordano le stragi compiute da quei fottutissimi liberatori dei Savoia. Mandarono Garibaldi e il suo amico stragista Bixio a sedare le rivolte contadine e dopo aver stretto un patto con i ricchi infine dissero che i poveri erano terroristi, briganti che volevano impedire l’unità.
L’unità dei ricchi.
Ogni liberatore arrivato nella terra nostra costruiva palazzi, ci derubava di risorse, cancellava la cultura precedente dichiarandola fuorilegge e così noi ricominciavamo il cammino. Questa è la storia che le tante generazioni meridionali hanno tramandato e che non possiamo mai dimenticare. Perciò guardo con sospetto ogni liberatore, anche se parla un’altra lingua e rappresenta la terra che ci ha trattato da immondizia e ci ha cacciati via.
Poveri eravamo e poveri siamo rimasti.
E mentre i ricchi si arricchivano il popolo era sorvegliato a vista per il timore che altre rivolte contadine potessero rinascere e nuovi briganti uscire dai boschi. Guardavamo il nostro mondo trasformarsi.
Da colonia dei Savoia eravamo ufficialmente diventati una colonia americana.
Quello che so è che non ci hanno affatto liberati e che l’unica liberazione utile per le nazioni e i territori è quella che deriva da propri bisogni e dalla propria capacità di autogovernarsi. Perciò si ricordi il 25 aprile come la data in cui si celebra il sogno di tante persone resistenti. Un sogno tradito da chi poi non ha visto affatto realizzarsi i tanti progetti fatti per il futuro. Finito un oppressore ne ritornò un altro, ciascuno aveva il proprio egoistico disegno e a nessuno di loro interessava il nostro parere. Eravamo diventati la colonia di chi ci rivendeva merce, cancellava la nostra cultura, si appropriava di quello che avremmo dovuto gestire noi. Il 25 aprile ci ricordi tutto questo.
Perché è utile conservare memoria ed è utile raccontare la storia non con le parole dei vincenti ma anche con quelle di chi, comunque, è stato sconfitto.
Buon 25 aprile a tutti?

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