E cchisto è ‘o fatto !… E QUESTO È IL FATTO…

Basta sfogliare un qualsiasi testo di storia d’Italia per rendersi conto dell’indecente faziosità con la quale gli infranciosati conquistatori e i loro degni accoliti (i nostri bravi traditori fra quelli) montarono i fasti del cosiddetto risorgimento e affrontarono il tema, ad esso pertinente, dell’altrettanto cosiddetto brigantaggio post-unitario nelle provincie meridionali. E non è necessario andarlo a pescare, questo qualsiasi testo (da aprire e leggere per vomitare…), fra i cimeli delle premiate Fiere delle Falsità allestite dal fatal Sessanta in poi, mentre quei funesti eventi si compivano. 
Sorelle carnali di quelle messe in piedi dopo il Novantanove e il Quarantotto, esse dànno ancora i numeri a qualsiasi ora del giorno e della notte, e non chiudono, e non sbaraccano mai… A finanziarle e a proteggerle pensa babbuccio loro, lo Stato unitario che quei numeri deve far uscire su tutte le ruote e, neppure due volte la settimana, e neppure ogni giorno: ma in ogni momento ! Sennò perde la faccia ! 
E certamente è questo l’aspetto più vergognoso della cosiddetta storia del cosiddetto risorgimento…. La Storia di tutte le nazioni del mondo rivede se stessa ogni volta che si trovi di fronte a nuove scoperte documentali: procede alle opportune revisioni senza far drammi, si aggiorna. La storia d’Italia (che è consapevole delle proprie falsità) resta inchiodata alle spudoratezze vigliacche ponzate dai tantissimi panegiristi della Solenne Impostura Risorgimentale: continua, con cinica premeditazione (mentendo sapendo di mentire), a spacciare Falsità su Falsità. 
I buoni ? Sempre loro: i vincitori. E i cattivi ? Sempre noi: i vinti… 
E qual è la più insopportabile delle beffe che si aggiungono ai tanti danni ? È il bossismo. Alla mostra permanente, immonda, della mistificazione organizzata si aggiunge l’acido spetazzare delle calunnie del fecciume leghista. Tutto italiano, il paesaggio? E già…Sputano addosso a noi finanche i padanisti. E sputano perché ci odiano, sputano perché ci schifano. Ma, chiediamoci, però: perché ce l’hanno tanto a morte con noi ? Ci odiano e ci schifano, forse, perché – individui, non persone – essi non sanno fare altro che sputare con voluttà morbosa sugli uomini e sulle cose che vanno ben oltre la portata del loro scadente comprendonio? Oppure ci odiano perché ci invidiano: perché, per quanto non siano adeguatamente attrezzati mentalmente – sempre individui, e mai persone – riescono ad intuire almeno questo: che l’abissino di partenza, il piccolo abisso di partenza, cioè, scavato dalla Storia tra loro, i galli, e noi, i greci, resti tuttora incolmato nei rispettivi discendenti ? Possiamo affermare che l’odio padanista è, dunque, l’ovvia conseguenza di un maledetto complessino: cioè di un piccolo complesso, di inferiorità ? 
A parere nostro, i padanisti (che non vanno mai confusi con i padani!) – saranno pure mezze calzette rivoltate e rattoppate, avranno finanche un sensibile deficit di materia grigia, saranno pure individui e non persone – ci odiano e ci schifano perché sono male informati su di noi, sanno, eccome no!, i cacchi dei nostri magliari, e basta ! Sanno dei nostri rifilatori di scartiloffi e di bidoni, e basta ! E fanno di tutte le nostre erbe un solo fascio… 
Chisto è ‘o fatto !… 
I padanisti ci disprezzano perché siamo noi, noi sudisti, gli italiani peggio referenziati dell’Italia-una, e tali restiamo finanche agli occhi loro di fecciaiuoli-storici, e cioè di povera gente senza storia. Di tal che (invece di dolersi del fatto di dover vegetare, poverini, sforniti di quell’abc che, consentendogli di imparare a campare, potrebbe consigliargli l’uso di sputacchiere aventi fisionomie niente affatto somiglianti a quelle dei nostri uomini e delle nostre cose), fecciaiuoli e fessi pure, decidono che guardare dall’alto in basso la Terronia gli spetti, perdìo, per essere loro prosapia divina, e noi miserabile spermaglia fetente di un dio minore. 
E sissignori: ci odiano e ci schifano, i fecciaiuoli. Ma chiediamoci subito: e noi?…Noi, odiati, calunniati, schifati: quando i fecciaiuoli della favolosa Padania ci svuotano addosso i loro cacatoi, in quale civilissimo modo li ripaghiamo? È vero o non è vero che li ripaghiamo con il più incazzato a morte dei Va fà nculo?… È vero o non è vero che ci spremiamo, fino a diventare paonazzi, per urlare, come tanti pazzi scatenati: ‘E nurdiste so’ na chiavica?… È vero!… Risolviamo il problema come se stessimo allo stadio: Nord-Sud, ics, parapatta e pace. Embè: loro ci hanno sturdute, stupetïate ‘e sìschere, e noi li abbiamo ntrunate, nzallanute ‘e pernacchie. Li padanisti fanno i Taniello e noi facciamo i fra Liborio del marchese di Caccavone: Chello va pe cchesto e cchesto va pe cchello… Restituiamo, l’abbiamo detto, pernacchi per fischi, e siamo pari. 
Sciù !, per il Nord e per il Sud ! Trista è ‘a rogna, pèvo è ‘a zella. 
Brutta è la scabbia, e la tigna è pure peggio… 
Il fecciume nordista, quello idiota, che è tardo e corto di comprendonio, ci odia e ci schifa anche perché è nato, cresciuto e pasciuto tra quelle Fiere delle Falsità di cui stiamo lodando montatori e protettori. Nel primo caso soffre di un brutto complesso di inferiorità, nel secondo caso il complesso di cui soffre sempre brutto è, ma è di superiorità. 
E perché è di superiorità ? Perché la storia d’Italia che esso conosce lo autorizza ad affacciarsi sul Garigliano (magari dal ponte di ferro che Ferdinando II di Borbone fece costruire sbalordendo l’Europa…) e a sputare e a vomitare e a farsi pure i suoi atti piccoli e grandi sulla faccia di tutti gli uomini e di tutte le cose che da quel Garigliano fino a Pantelleria rappresentano da quattromila e trecento anni il più sacro pianeta del pianeta Terra. La storia d’Italia scritta con i piedi dai lacché del sabaudismo travestiti da storici, è un tal ammasso di bugie che il fecciume nordista non potrebbe avere del Sud un concetto differente da quello che esprime attraverso le sue monotone, tristi, patetiche, sconsolanti raffiche di insulti e di calunnie. 
Dove la Storia dell’unità italiana è la storiella dell’agnello che sbrana il lupo, la favola della libertà che spezza le catene della schiavitù, l’epopea dei cavalieri dell’allobrogica tavola rotonda che tagliano le teste ai draghi sputa-fuoco della Terronia… Chi mise l’onore sulla faccia di un tricolore bianco, rosso e verde che era uno schifo di simbolo ateo-massonico-giacobino-filo-gallico, bonapartista ? Fu o non fu il sangue dei nostri soldati a ripulirlo, a disinfettarlo, a nobilitarlo, a fare di esso (che era soltanto una mappina fetente) il simbolo sacro di una Italia-una che avrebbe potuto fare la fortuna di tutti i suoi figli, e fece invece, vigliaccamente, figli e figliastri, padroni e schiavi, colonizzatori e colonizzati, mariuoli e derubati, massacratori e massacrati ?… 
E con quali braccia, se non con le nostre, furono fatte le automobili e le autostrade di quei fecciaiuoli che inventarono per noi l’emigrazione interna, gli stagionali, i pendolari, e che, campioni del liberismo fondato sul principio, caro al liberal-capitalismo, del massimo utile con il minimo sforzo, spremono i nostri operai nelle loro super-foraggiate industrie e vanno predicando la reintroduzione delle gabbie salariali per continuare a sfruttare i nostri lavoratori rimettendoci costi ancora più bassi ? 
E chi, se non noi, ricostruì il fecciume scarrupato dopo la seconda guerra mondiale ? Per rimettere in piedi le città dei fecciaiuoli, il Debito pubblico non impiegò forse i risparmi delle librette postali dei parenti dei nostri emigrati cacciati via a calcioni nel culo, espulsi sempre con la mazza e mai con la carrozza da quella fetenteria di Italia-una che i nordisti avevano inteso realizzare dopo aver sfruttato i nostri sogni e carpito la nostra buona fede, dopo aver fatto man bassa del nostro oro, dopo aver massacrato, infamandoli come briganti, un milione di cafoni, dopo aver profanato la nostra Civiltà che aveva solamente quattromilatrecento anni? E i danari della Cassa per il Mezzogiorno, danari destinati a noi, ci furono spediti o non ci furono spediti con tanto di retro-marcia innestata e bloccata a che pigliassero la via dei fecciaiuoli, ingrassassero quei brutti porcelloni suocce lloro, pari loro, che oggi li foraggiano ? 
E chi la chiese la soppressione della Cassa perché, peggio di un ministero delle colonie, espropriava regioni, province e comuni del Sud delle loro potestà gestionali e decisionali e, quot peius, invece di assegnarci gli istituzionali contributi aggiuntivi, ci spediva (taglieggiati alla base, ovviamente) contributi sostituivi che, non già quasi sempre ma sempre, non coprivano neppure i contributi ordinari ? La chiese il senatur ? Il capo-feccia della Padania? 
La chiese il sottoscritto, alla Camera dei Deputati, nel 1984. 
Non si vantino mai i fecciaiuoli…Ché non vi è mai di che. 
Non vi è mai stato. In tutta la loro storia senza storia… 
E chi gli insegnò, chi gli ha insegnato e chi gli insegna a leggere e a scrivere, ai fecciaiuoli ? 
Noi…Ma quali noi? Quei noi che però…saranno pure greci, e sissignori, ma hanno frequentato le scuole dell’Italia unita… Quei noi che la sanno lunga fino al Novantanove…Poi cominciano a introppicare, a incespicare, finché finiscono per spiegare ai fecciaiuoli in erba che il Sud debba ringraziarli a ffaccia nterra, i loro bisnonnetti e trisavoletti, ché furono proprio loro (oh, che bravi !…) a darci una mano fraterna a cacciar via un fetente di re straniero (che, guardacaso, parlava napoletano soltanto da un secolo e un quarto) e furono sempre proprio loro (oh, che magnanimi !…) a concederci l’onore di farci spartire con loro l’italianissimo loro re (che, riguardacaso, era soltanto un infranciosato-storico che non parlava neppure francese: parlava savoiardo…). 
Angelo Manna

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