BUONI E CATTIVI

Per decenni in Italia si divisero i protagonisti della storia in buoni e cattivi: i buoni erano chiaramente i padri fondatori dell’Italia del Risorgimento, come la Casa Savoia, Cavour, Mazzini e Garibaldi, mentre i cattivi erano i Borbone, i briganti i meridionali e persino il papa Pio IX. La storia era dogmatica e indiscutibile! Un tempo era vietato o disdicevole, politicamente e moralmente scorretto parlare male di Garibaldi. Diffamare l’Eroe dei due mondi equivaleva ad un’offesa alla Patria. Finalmente oggi la patina moralista si stà sgretolando man mano che la verità storica la stà erodendo, anche di fronte ad un’unità mai realmente fatta, e i cadaveri della storia del Risorgimento saranno richiamati di nuovo in vita e passati in rassegna. Dopo decenni di diffusione quasi clandestina di scritti illegali, poiché censurati in quanto ostili al regime storiografico e culturale, con la fine degli anni ’90 il compatto muro di silenzio che ha custodito la leggenda metropolitana del Risorgimento nazionale ha iniziato a vacillare, a creparsi, a crollare rovinosamente“. Oggi sappiamo che esiste un’altra storia che va contro corrente, che prima la casa Savoia, e più tardi il fascismo hanno represso. Il Dogma del “mai parlare male di Garibaldi“ ha avuto come conseguenza che alla libera ricerca storiografica si sono legate le mani e che la verità fosse nascosta. L’Italia soffre sino ad oggi della natura della sua unità: La Questione Meridionale, il contrasto tra Polentoni e Terroni ed il leghismo sono i sintomi di questa sofferenza. Fino a quando l’Italia indosserà questi tessuti nella tunica della sua storia nazionale, per tante disfunzioni non ci sarà rimedio e per tanti conflitti non ci sarà soluzione. Della storia risorgimentale è stato tramandato soprattutto il mito, mentre non sono state raccontate tante vicende, per il semplice fatto che non si voleva macchiare l’immagine edulcorata del processo di unificazione nazionale portato avanti dai liberali e dai massoni. La storiografia del Risorgimento non fa eccezione alla regola che nella storia di numerosi stati nazionali la verità spesso è sacrificata. E questo vale soprattutto per il Regno delle due Sicilie, che è stato rappresentato a tinte molte fosche e orrende, per giustificare e glorificare il processo dell’unificazione. Il Regno delle due Sicilie fu sancito con la peggior condanna: la Damnatio memoriae, e il nucleus della condanna della memoria la subì Ferdinando II. Analogamente alla prassi presso gli antichi Romani, ogni suo ricordo fu condannato, il lutto fu proibito, armi e stemmi furono distrutti, la sua “casa“ fu devastata e per motivi di prevenzione l’infamia perpetua fu estesa a tutti i suoi discendenti. Per questa ragione oggigiorno si trovano solo ancora scarse tracce del Regno delle due Sicilie. Nel linguaggio colloquiale abbiamo “l’esercito di franceschiello “ e l’aggettivo “borbonico“ che hanno un valore apertamente peggiorativo. L’aggettivo borbonico facilmente cade quando qualcosa deve essere descritto come arretrato, sottosviluppato o corrotto. Intanto il patrimonio culturale dell’Italia spesso è indicato con gli attributi Farnese, Gonzaga, Sforzesco, D´Este ecc., borbonico nel migliore dei casi si usa per descrivere le carceri . Mai durante una visita – per esempio – alla reggia di Caserta cadrebbe la parola “borbonica “. Mentre i re italiani Vittorio Emanuele II e Umberto I sono entrati nella storia con i sopranomi “Re Galantuomo“ e “Re Buono“, mentre Ferdinando II è tuttora conosciuto come “Re Bomba“, perché fece bombardare Messina. Mentre in quasi ogni cittadina quanto piccola che sia si può passeggiare in una Via Garibaldi oppure in una Via Cavour addirittura magari trovare una statua di Garibaldi in piazza; esistono solo due comuni nel Sud, a Battipaglia ed a Scafati con un monumento a Ferdinando II. Se si osservano con sguardo critico le nicchie nella facciata esterna del Palazzo Reale a Napoli, nella quale si possono ammirare otto figure rappresentanti i sovrani delle dinastie ascese al trono di Napoli, si può facilmente capire per conto di chi è stata fatta quella disposizione. Tra Murat e Vittorio Emanuele II, per la volontà di chi l’ha ordinato, cioè la casa Savoia, non c’è un sovrano borbonico come per esempio Ferdinando II. Lungo i confini del Regno delle due Sicilie e quello Pontificio spesso si trovano testimoni in pietra dei due regni caduti, si tratta di 686 pietre di confine, che dividevano questi due stati preunificatori sulla penisola italiana. Il successo della “spedizione dei mille“ fù il frutto di una preparazione lunga e meticolosa, alla quale i principali artefici furono gli inglesi. La domanda che ci facciamo è: Quali erano le motivazioni della Gran-Bretagna per la caduta del Regno delle due Sicilie? Certamente non era una rarità che le instabilità fossero provocate con delle manipolazioni, infatti secondo Osterhammel gli Inglesi erano “maestri“ di tali manipolazioni. Ricorrendo ad un arsenale di strategie di destabilizzazioni, i territori furono preparati ad un ‘take–over imperiale‘. La forma dell’intervento, con presa di possesso, mira ad un’annessione o ad un’occupazione a lungo termine di una comunità collettiva straniera, è spesso preceduta dalla rottura di una coalizione vincente, che economicamente assicurava l’interesse della sicurezza e dell’economia, più che del colonialismo formale. Nel caso del “reluctant imperialists” britannico durante l’epoca del libero scambio (all’incirca dal 1820 al 1870) a causa del diffuso anti-annessionismo e dell’ anti-interventismo c’era la necessita´ di offuscare le vere ragioni dell’ intervento attraverso legittimi accertamenti. Sia l’ambizione di potere inglese che quella francese si collocavano con un inchino elegante davanti allo spirito filantropico di quell’epoca. Il crudo egoismo appariva spesso sotto forma di bisogno umanitario che nascondeva le vere ragioni di un intervento. Le giustificazioni preferite erano le provocazioni simboliche. L’offesa inflitta attraverso un colpo con la maniglia di un ventaglio con le piume da parte di Dey Hussein d’Algeria il 29.04.1827, al console francese, già offeso precedentemente, diede l’impulso necessario alla conquista dell’Algeria da parte della Francia. Ma quali motivi si nascondevano dietro il favoreggiamento britannico all’annessione piemontese del Regno delle due Sicilie? Una giustificazione spesso utilizzata in questo contesto è la tutela della vita dei cittadini e delle loro proprietà come anche l’autorizzazione a svolgere un’attività economica. Questa salvaguardia è garantita indirettamente da governi amici sul posto. Questo tipo d’intervento serve a rimuovere tutte le autorità statali, per instaurare e quindi sorreggere i regimi dei collaboratori. “…Il cosiddetto Risorgimento italiano “ non fu che un episodio dell’imperialismo inglese” (Socci, in Nicoletta 2001). Il 1 Marzo 1848 Lord Palmerston fece chiaramente capire, che per lui le amicizie e le ostilità nella politica internazionale non dipendevano da principi ma dall’utilità che avrebbero per la Gran-Bretagna. L’idea chiave della politica britannica non era orientata verso parametri filantropici e morali, ma all’espansione ed al rinforzamento del proprio potere (cfr.Campolieti 2001: 29). L’Italia, la Grecia, il regno Ottomano e la costa nordafricana erano l’obiettivo della politica estera e la British Navy spesso diede supporto agli sforzi diplomatici (cfr.Thomson 1989: 52). La sicurezza delle rotte di commercio e il benessere dei cittadini britannici erano gli obiettivi principali. Nella House of Commons invece quasi quotidianamente si fece riferimento all’importanza del commercio con l’India e la sicurezza per le rotte marine attraverso il mediterraneo orientale. Il significato politico delle isole mediterranee Malta e Sicilia aumentano in questo contesto: la doppia nota della politica estera britannica, fatta da interesse commerciale e necessità militare che, come si verificò, avrebbe contribuito alla caduta del Regno delle due Sicilie. Ma il maggior vantaggio della rivalorizzazione del mediterraneo lo ebbe il sud con la tempestiva apertura del Canale di Suez (cfr.Mariano 1991: 163). Il Canale di Suez, tragitto di collegamento per l’India, ottenne un significato strategico rilevante. La Gran Bretagna aveva un doppio interesse per il Canale di Suez. Prevalentemente quest’interesse era dovuto a motivi economici, perché il commercio britannico rappresentava l’ 82% del traffico marittimo nel canale (cfr. Bierschenk 1977: 4). In più esisteva anche un interesse politico, poiché il canale era la principale linea di congiunzione con l’India, Ceylon, la strada di Singapore e British-Burma, dove sotto il dominio britannico vivevano circa 250.000 persone. In più serviva anche come collegamento con la Cina, dove l’84% del commercio estero era controllato dalla Gran Bretagna. Anche se le due grandi nazioni Francia e Gran Bretagna erano d’accordo sul fatto di impedire qualunque espansione russa, in realtà erano in parte ostili tra di loro. L’ambizione politica di Napoleone III minacciò gli interessi inglesi. Quando i Francesi costruirono, prima degli Inglesi, la prima nave da guerra in acciaio, la Gloire, l’Inghilterra intensificò i suoi sforzi per non rimanere indietro. Sotto il comando dell’ammiraglio Lalande, la politica marittima francese divenne una minaccia per l’Inghilterra. Aceto nella sua opera “De la Sicile et des rapports avec l´Angleterre“ dichiara che la Sicilia é il punto più strategico di tutto il Mediterraneo. Inoltre evidenzia che l’antagonismo anglo-francese per l’isola. Dopo l’apertura del canale di Suez, la Turchia aveva una posizione molto vantaggiosa sul commercio verso l’oriente. Per questa ragione l’Inghilterra si dichiarò sostenitrice della Turchia. Il Meridione Italiano cosi diventò una base logistica estremamente importante per far fronte alla Russia. L’Inghilterra nel Mediterraneo oltre ai porti, messi a sua disposizione da forze minori, possedeva anche le basi di Gibilterra, Malta e le Isole Ioniche (cfr. Mariano 1991: 165). Nel Mediterraneo occidentale l’Inghilterra era regredita e così il centro strategico ebbe più rilevanza (cfr.Mariano 1991: 165). Nel 1860 il punto nevralgico fu la Sicilia, la cui posizione centrale la fece diventare chiave di tutto il Mediterraneo. Attorno alla Sicilia s’incontrano il bacino orientale e quello occidentale del Mediterraneo e il proprietario di quest’isola controlla sia lo stretto ed anche il canale. Quanto importante fosse l’interesse dell’Inghilterra per la Sicilia, lo dimostra la quantità di vice consolati britannici sull’isola. Oltre al console Godwin in Sicilia c’erano altri undici vice-consoli. A causa del valore enormemente strategico dell’Isola, l’Inghilterra diede il suo sostegno per l’unificazione italiana. Mariano constata, che gli Inglesi in realtà nella fase decisiva dell’unificazione italiana non hanno seguito principi etici, ma hanno agito strettamente in maniera antifrancese. Quanto il governo di sua maestà rispettasse “l’indipendenza“ degli Italiani, lo dimostrano le vicende della Sardegna. Londra temeva, che il governo Italiano offrisse la Sardegna al papa in cambio dello stato pontificio. Giacché il papa intratteneva ottimi rapporti con la Francia, l’Inghilterra si oppose con tutta la sua forza contro questo progetto. Lord Palmerston reagì bruscamente a questo piano: “L´Inghilterra si opporrebbe strenuamente ad una simile estensione dell’´influenza francese in questo mare”. L’enorme significato strategico dell’isola mediterranea si riesce a spiegare con riferimento alla “querelle” per la proprietà dell’isola vulcanica u´bummuluni, come si chiama nel dialetto siciliano dei pescatori. La nomenclatura dell’isola non è per niente facile perché ben tre poteri hanno fatto appello ai lori diritti e questo ha influito sulla adozione di un nome. L’isola viene anche descritta come ‘isola dei setti nomi ‘: Sciaccia, Nertita, Corrao, Hotham, Julie, Graham e Ferdinandea. Il 2 luglio nel 1831 a Sacco del Corallo, a circa metà distanza tra Sciacca e Pantelleria, avvenne un’enorme esplosione subacquea. Dopo l’esplosione emerse un’isola alta 63 metri, lunga 4,5 chilometri e larga un chilometro. La posizione dell’isola risvegliò subito il desiderio di possederla, avendo un alto valore strategico come base militare navale. Da Malta fu inviata sull’isola la corvetta Rapid sotto il comando di Charles Henry Swinburne. In nome di sua maestà l’isola fu presa in possesso dall’impero britannico. Humprey Senhouse sbarcò con sette marinai sull’isola avvolta da vapori di zolfo ed issò sulla sommità più alta l’Union Jack: l’isola fu battezzata Graham. Ferdinando II intese questo atto come offesa e violazione del diritto internazionale. L’isola si trovava chiaramente in acque territoriali borboniche, perché faceva parte geograficamente e geomorfologicamente delle isole Pantelleria, Lampedusa e delle altre isole del Regno. Il 17 agosto Ferdinando II emanò un decreto, nel quale prendeva possesso dell’isola in nome del Regno delle due Sicilie. L’isola fu chiamata Ferdinandea, dato che l’arrivo in Sicilia del re Ferdinando II avvenne nel momento dell’evento geologico. La corvetta Etna fu inviata con a bordo cartografi, per inserire l’isola sulla pianta marittima borbonica. Poco dopo sbarcarono sull’isola i due francesi Constant Prevost (geologo) e Eduard Joinville (pittore) che, in riferimento al “mese di nascita” la battezzarono a loro volta Giulia / Julie. Le impressioni che ebbe dell’isola il pittore Antoine Eduard Joinville si possono ammirare al Louvre (L´ile de Julia). Inghilterra, Francia ed il Regno delle due Sicilie si contesero duramente la proprietà dell’isola. Le richieste territoriali fecero diventare sempre più probabile un imminente casus belli. In questi scontri diventò evidente, che Ferdinando II difendesse energicamente la sua sovranità da ogni affronto (cfr. Selvaggi 1996: 17). Mentre il conflitto era lontano da una soluzione, Nettuno eliminò l’oggetto di dissidio, e l’isola sprofondò di nuovo in mare. “La sua sparizione era però giunta quasi come una benedizione, perché di colpo placò ogni rivendicazione di sovranità, eliminando un formidabile potenziale casus belli tra Stati che si guardavano già in cagnesco. La situazione ridicola trae la sua comicità dal fatto che a causa di uno scoglio senza valore scoppiò quasi la guerra tra Inghilterra, Francia e Regno delle due Sicilie. Dall’accaduto per un semplice ammasso di rocce si può capire il valore della Sicilia. Se uno scoglio grezzo, avvolto da fumarole di zolfo e nebbia giallastra quasi sarebbe diventato causa di una guerra, le vicende di seguito descritte per un’isola alquanto importante dal punto di vista commerciale e strategico non creano stupore.

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