NEGAZIONISMO

Qualsiasi stato tende a conservare le forme e gli uomini che esercitano il Potere e a resistere ai mutamenti della storia, controllando la memoria storica della società conservata negli archivi – soprattutto i più rilevanti: quelli delle classi dirigenti e quelli in cui il conflitto di classe interno e internazionale viene testimoniato. Inoltre, influenzando i cittadini attraverso una politica culturale che li standardizza allo status quo esistente, e che viene esercitata soprattutto nelle aule scolastiche e attraverso i mass media: manuali scolastici nella formazione culturale di massa e televisione. La storia degli archivi è legata alla storia del Paese e, pertanto, la chiusura di taluni fondi archivistici è strettamente connessa al mancato ricambio della classe politica in Italia e alla non partecipazione reale delle masse alla gestione pubblica: una democrazia bloccata, cioè una falsa democrazia. E’ importante tutelare la memoria collettiva, ma strenue sono le resistenze, per una volontà di rimozione, che impedisce “… al materiale dimenticato di divenire cosciente, avendo a suo tempo provocato questo oblio così da espellere dalla coscienza le corrispondenti esperienze patogene”, allo stesso modo nei comportamenti della collettività sono dannose per la coscienza storica.
“Quando l’oblio è politico … La memoria collettiva ha costituito
un’importante posta in gioco nella lotta per il potere condotta dalle forze sociali” (Jacques Le Goff).
Già Gramsci, nei Quaderni dal carcere, rifletteva che le interpretazioni del Risorgimento delle classi dirigenti, erano legate a una serie di fatti. Tra questi era essenziale “non spiegare razionalmente il brigantaggio”.
Sui fondi documentari sul brigantaggio post-unitario (“fino al ’70 – anche dopo – col nome di brigantaggio – scriveva Gramsci nel carcere di Turi – si intendeva quasi sempre il movimento caotico, tumultuario e punteggiato di ferocia, dei contadini per impadronirsi della terra”).
Scrisse Luigi Settembrini: “L’ultima delusione, poi, ci è data dall’Ufficio storico del Corpo di Stato maggiore; il quale pure aveva destato nel pubblico italiano la speranza della storia. Invece è riuscito un maggiore inganno, perché le sue narrazioni, assumendo per documenti quanto nel tempo si è scritto di adulterato o di addirittura inventato, dimostrano che anche esso ha il fine di consolidare come storia il doppio uragano di glorificazioni al Nord e denigrazioni al Sud, doppio uragano che col pretesto politico non è che sfruttamento economico”. Settembrini per le sue attività antiborboniche e liberali del ’48 venne condannato a morte con la restaurazione borbonica, la pena venne poi commutata in ergastolo. Dopo l’occupazione militare del Regno delle Due Sicilie, insegnò all’Università di Napoli diventandone in seguito rettore. Durante la sua attività nell’ateneo napoletano, rammaricato per il disfacimento degli istituti e dei costumi napoletani a seguito dell’Unità d’Italia, agli studenti che si lamentarono di alcuni regolamenti e dell’iniquità nella distribuzione dei fondi scolastici, egli rispose: «Colpa di Ferdinando II!». Gli studenti stupiti gli chiesero le motivazioni ed egli replicò: «Se avesse fatto impiccare me e gli altri come me, non si sarebbe venuto a questo!».
Nonostante sia stato negato ufficialmente, i documenti esistono e sono custoditi nell’Ufficio Storico dell’Esercito, ben 140 dossier ciascuno dei quali racchiude dalle 800 alle 1000 pagine numerate, con i dati rilevanti sulla repressione militare del brigantaggio; con rapporti spesso in codice tra governo centrale di Torino e luogotenenza di Napoli; con informazioni sulle zone militari, sui reggimenti, sugli scontri, sulle attività di spionaggio; con le statistiche dei militari uccisi; con numerosi rapporti sulle bande e sui singoli contadini-briganti. Nonostante siano passati più di 150 anni non si è ancora sciolto il segreto di stato e tutti i documenti non sono stati trasferiti all’archivio centrale dello Stato.
“Impadronirsi della memoria e dell’oblio è una delle massime preoccupazioni delle classi, dei gruppi, degli individui che hanno dominato e dominato le società storiche”
(Jacques Le Goff)

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