LA STORIA FALSATA

“Data la sua esperienza marinara, fu Bixio a impadronirsi delle navi Piemonte e Lombardo, quest’ultima da lui comandata nel viaggio da Quarto a Marsala” (Fiorella Bartoccini, Bixio, Nino in Dizionario Biografico degli Italiani, Vol. 10,1968).
Vi sono però diverse scritture dell’epoca che parlano dell’affare Rubattino come “accordo” e non come “furto”, la “sottrazione” dei due vapori sardi fruttò immensi guadagni alla compagnia di navigazione genovese, in quanto le somme utilizzate per pagare le due navi furono successivamente prelevate dal Banco delle Due Sicilie di Napoli e Palermo.per la nuova Italia, divenne per molti una speculazione d’immensi guadagni. In due decreti dittatoriali pubblicati nel giornale officiale di Napoli a dì 5 ottobre 1860 firmati dal solo Garibaldi in Caserta, col primo de’ quali si assegnano 450 mila franchi alla detta Società Rubattino da pagarsi dalla Tesoreria di Napoli per rinfrancarla della semplice cattura del suo battello Cagliari servito per la generosa, quanto sfortunata impresa di Carlo Pisacane, e col secondo decreto, si assegnano alla stessa Società Rubattino altri 750 mila franchi, da pagarsi dalle Finanze di Napoli e di Sicilia, in compenso della perdita dei due suoi battelli il Lombardo, e il Piemonte, serviti alla prima e fausta spedizione di Sicilia; da conservarsi, e ripararsi in memoria della iniziativa del popolo italiano etc..
“I due bastimenti a vapore non furono rapiti per forza, ma comprati da Garibaldi. Giacomo Medici aveva trattato l’affare con il proprietario Rubattino, e si erano accordati sul prezzo. Ma Rubattino, al quale non avevano nascosta la destinazione dei vapori, rifiutava consegnarli senza pagamento su la nuda firma di Garibaldi. In questo impaccio, opponendosi Bertani, che si toccasse la cassa de’ Comitati, si volsero a Farini allora ministro dello interno, il quale fece riflettere, che nella sua qualità officiale gli era impossibile dare la firma, e per firmare col suo nome personale trovava la faccenda assai pericolosa. Si pensò allora di far intervenire il re medesimo per assicurare, o più esattamente per garentire a sua volta Farini. Essendosi così combinate le cose, l’atto di vendita fu stipulato presso il regio Notajo Badigni, in via di Po, a Torino, e firmato dal generale Medici per Garibaldi, da Saint-Frond per il re, da Riccardi per suo suocero Farini. Appena venuto in possesso dei bastimenti Garibaldi s’imbarcò con i suoi uomini ma difettando di munizioni, il governatore del forte di Talamone gli consegnò polvere, cartucce ed armi per un ordine scritto del Ministro della guerra”. Da ciò si capisce come Rubattino fosse perfettamente conscio della situazione, così come era chiaro l’appoggio incondizionato e non neutrale da parte del governo piemontese che intervenne con fatti concreti a dar man forte all’operazione garibaldina. Ma la storia del “falso furto” viene riportata da più fonti storiche……..

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Si sapeva molto di più nell’Italia prefascista della storia di questo paese. Il Fascismo e la Resistenza che si dichiararono prosecutori, prima l’uno e poi l’altra del Risorgimento, calarono una coltre di nebbia sulla storia nazionale. Fior fiore di intellettuali, giornalisti, storici, hanno continuato a scrivere scemenze e falsità, come la storiella dei due vapori sequestrati dagli uomini comandati da Bixio, quando invece si trattò di una vera e propria vendita con tanto di atto notarile. Tanto è vero che Garibaldi indennizzò lautamente i Rubattino con i ducati del Banco delle Due Sicilie. 

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L’utilizzo delle due navi, dopo che un gruppo di garibaldini al comando di Nino Bixio se ne impadronì nella notte tra il 5 ed il 6 maggio del 1860, nel porto di Genova, è al centro di controverse ricostruzioni storiche, anche se fu chiaro, fin dall’inizio, che il loro furto fosse simulato, poiché avvenuto sulla base di un accordo tra Garibaldi e il direttore della società Giovanni Battista Fauchè. Garibaldi si imbarcò sul Piemonte mentre Bixio prese posto sul Lombardo.

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