LA FESTA di SANT’ANTUONO

LA FESTA DI

Oggi ricorre Sant’Antonio abate, detto anche sant’Antonio il Grande o sant’Antonio del Fuoco, fondatore del monachesimo cristiano e il primo degli abati. Nell’Italia meridionale Sant’Antonio Abate è comunemente chiamato “Sant’Antuono”, per distinguerlo da Sant’Antonio di Padova. A Serracapriola, ridente paese al nord della Puglia, è ancora viva la tradizione di portare il “Sent’ Endon”, cioè di girare per i negozi e le abitazioni suonando strumenti tipici della tradizione paesana e cantando in vernacolo, canti dedicati al Santo, inneggianti il riso, il ballo e i prodotti derivati dalla lavorazione del maiale, quali mezzi per “svernare”; a capo della comitiva c’è un volontario vestito da frate a simboleggiare il Santo che con la propria forcinella (lunga asta terminante a forcina) raccoglie dolci e salumi che vengono donati per ingraziarsi i favori del Santo… In alcuni paesini dell’agro aversano (PORTICO DI CASERTA / MACERATA CAMPANIA) in onore al santo i fedeli costruiscono carri detti battuglie di past’ellessa. Molto spesso questi “carri” vengono costruiti in maniera da sembrare delle barche o dei vascelli rifacendosi all’antica leggenda in cui Sant’Antuono avrebbe compiuto il suo viaggio dall’Africa su un vascello. La popolazione del posto e molto attaccata a questa tradizione e ogni anno ne prendono parte più di 1000 giovani che con strumenti grotteschi (botti tini e falci) suonano canti popolari in onore al santo. Alla devozione popolare del santo sono associate benedizioni agli animali domestici, nonché ai prodotti dell’agricoltura e la sacra rappresentazione della sua vita, soprattutto nell’Italia centrale. La narrazione, con varianti territoriali, si svolge su questo schema: la scelta dell’eremitaggio nel deserto, la tentazione da parte dei diavoli, rossi e neri, e della donzella, interpretata da un uomo come nel teatro elisabettiano e un particolare elemento buffo. Infine l’arrivo risolutore dell’angelo dal caratteristico cappello conico, tipico delle figure con contatti soprannaturali come fate e maghi. Nel finale, attraverso la spada, elemento simbolico mutuato dalla devozione all’Arcangelo S. Michele, l’angelo aiuta il Santo a sconfiggere il male e a tornare alla sua vita di preghiera. Sempre presente al termine della rappresentazione la questua, richiesta di “offerte” in vino e salsicce per i figuranti. Esistono numerose versioni nei dialetti locali e una versione in forma di operetta dei primi anni del Novecento. In Abruzzo si svolge la competizione del campanello d’argento, premio alla migliore rievocazione tradizionale, vinto nell’ultima edizione dal gruppo di Caramanico Terme. Oltre al Campanello d’argento nella regione abruzzese, dall’anno 2009 vi è anche Lu festival di Sant’Andonie che si svolge a Tocco da Casauria (PE), vinta nell’edizione 2012 dal gruppo di Ortona (CH). A Nicolosi (Ct) il culto di S. Antonio Abate è molto sentito. La festa del 17 gennaio è una celebrazione liturgica, mentre ogni prima domenica di luglio, viene celebrata la “Festa Grande” dove il Simulacro ligneo di S. Antonio, posto su di un artistico fercolo, procede in processione per le vie del paese tirato dai giovani nicolositi da lunghi cordoni. Tradizionale è la benedizione degli animali che si svolge la domenica mattina dopo l’uscita del Santo, dove gli animali domestici (cani, gatti, tartarughe ma anche cavalli ed asini) vengono portati davanti la statua del Santo e benedetti. Altro momento particolare della festa e molto sentito dagli abitanti di Nicolosi e ” A’cchianata a Sciara” (La salita della sciara) dove S. Antonio con il suo pesante fercolo viene tirato da due lunghi cordoni gremiti di devoti in corsa su una ripida salita per rievocare i tragici eventi dell’eruzione del 1886 che minacciava di travolgere e seppellire il paese sotto la lava. In quella occasione i nicolositi che videro arrivare il fronte lavico a pochi metri dal centro abitato, con fede portarono la Statua e le Reliquie di S. Antonio di fronte la lava che pian piano travolgeva tutto, e miracolosamente per intercessione del Santo il fronte lavico si arrestò risparmiando il paese. Su quel fronte lavico, alla fine della salita alla sciara è stato eretto un altarino votivo in onore di S. Antonio per ricordare gli eventi del 1886, dove ogni anno a fine della faticosa salita i nicolositi ringraziano il loro Patrono della sua protezione. All’alba del 17 gennaio, Tricarico è svegliata dal suono cupo dei campanacci agitati dalle maschere delle mucche e dei tori che, dopo essersi radunate nel centro storico, si dirigono verso la chiesa di Sant’Antonio abate dove le attende il parroco che celebra la messa, aperta anche agli animali, e che al termine impartisce la benedizione, dopo la quale si compiono tre giri rituali intorno alla chiesa. La singolare “mandria”, subito dopo, parte per la “transumanza” verso l’abitato. A Collelongo (AQ) nella notte tra il 16 ed il 17 di gennaio. La festa inizia la sera del 16 alle 18,00 con l’accensione dei due “torcioni”, torce in legno di quercia alte oltre 5 metri che arderanno tutta la notte. Contemporaneamente in apposite case del paese allestite per l’occasione con arance ed icone del santo viene posta sul fuoco la “cottora”, un enorme pentola nella quale viene messo a bollire parte del mais raccolto durante l’anno. La sera, chi ha la fortuna di essere invitato da qualche famiglia del paese potrà gustare intorno alla tavola la “pizza roscia”, una pizza cotta sotto la cenere composta da un impasto di farina di grano e di mais, condita con salsicce ventresca e cavolo ripassato in padella. Alle 21 una fiaccolata con fisarmoniche e cantanti che intonano la canzone del santo accompagna il parroco del paese a benedire queste case ove, sopra il fuoco del camino, fuma per tutta la notte la cottora. Chiunque entra nella cottora, fa gli auguri alla famiglia che la gestisce e gli viene offerto vino, companatico, mais bollito condito con olio e peperoncino, e dolci. Per tutta la notte, fino al mattino, il paese è animato da gente che canta, suona e gira di cottora in cottora. Alle cinque del mattino del 17, spari annunciano la sfilata delle conche “rescagnate”, si tratta di conche in rame, una volta usate per attingere l’acqua alla fonte, che addobbate con luci, piccole statue e scene di vita contadina, vengono portate in sfilata da giovani del paese vestiti nei tradizionali costumi popolari di festa. Alle sette inizia la santa messa e viene distribuito il mais benedetto bollito delle cottore per distribuirlo agli animali domestici. La festa si conclude il pomeriggio con i classici giochi popolari. Sempre in Abruzzo, è da ricordare la rievocazione de “Lu Sant’Andonie” che si svolge ogni anno a Villa San Giovanni di Rosciano, nel campagne del pescarese, a cura della locale Associazione culturale La Panarda. Nel pomeriggio del sabato precedente al 17 gennaio sul sagrato della chiesa parrocchiale si ripropone la sacra paraliturgia per la benedizione degli animali e dei prodotti della terra, mentre in serata, nella piazza principale del paese, attorno ad un grande fuoco si esibiscono gruppi di teatranti popolari rievocanti le scene de “Le tentazioni di Sant’Antonio”, con canti e poesie dialettali sul Santo e sulle tradizioni contadine del periodo invernale. Al termine, porchetta, salsicce e vino per tutti gli intervenuti. Ancora in Abruzzo, a Lettomanoppello si rievoca ogni anno “lu Sant’Andonije” che è una rappresentazione sacra della vita del santo composta e musicata da un poeta dialettale lettese (di Lettomanoppello), il Prof. Gustavo De Rentiis, scomparso nel 1994. Si tratta di una vera e propria storia sacra (a differenza delle altre rappresentazioni abruzzesi a volte goliardiche) che vede la partecipazione degli eremiti, di Sant’Antonio Abate, di due angeli e di due demoni che dopo alcune tentazioni agli anacoreti vengono cacciati all’inferno, grazie alla preghiera. A Scanno (Aq), il 17 gennaio viene festeggiato Sant’Antonio Abate con l’appellativo di Barone, dopo la Santa Messa solenne celebrata nella chiesa dedicata al Santo, viene benedetta una tipica minestra locale “Le sagne con la ricotta”, una pietanza distribuita anticamente ai poveri del paese. Essa è formata da una pasta a forma di striscioline condita con ricotta, lardo ecc. Anticamente subito dopo la festa di Sant’Antonio Abate venivano dichiarati aperti i festeggiamenti per il Carnevale. A Tufara, un paesino al confine tra Molise e Puglia, la notte tra il 16 e 17 gennaio vengono accesi dei grandi falo’ dedicati al santo e vengono chiamati i Fuochi di sant’ Andone. E’ una festa molto sentita nel paese. A Troina (En) Sant’Antonio Abate viene festeggiato con due feste durante l’anno, la festa liturgica che si svolge il 17 gennaio con i “Pagghiara” enormi falò che vengono eretti in tutti i quartieri del paese e dove si allestiscono tavolate con molte leccornie tipiche del paese che vengono offerte alle persone che visitano i falò. La seconda festa, con solenne processione del fercolo e della Reliquia di Sant’Antonio Abate, si svolge nella seconda settimana di luglio con la partecipazione di molte Confraternite di Sant’Antonio Abate di altri paesi limitrofi.
A San Marco in Lamis (Foggia), presso la parrocchia a lui intitolata, dopo la celebrazione vespertina sul sagrato della Chiesa vi è la benedizione degli animali domestici. Secondo antica tradizione la festa di Sant’Antonio abate segna l’inizio del Carnevale. Da qui un detto: “A Sant’Antonio maschere e suoni”. A Napoli, “Sant’Antuono” viene festeggiato con un falò fuori alla sua antica chiesa, durante la benedizione degli animali, i “cippi”, che venivano accesi ai crocicchi e agli angoli di tante strade cittadine, pur cadendo nel pieno della stagione invernale, in qualche modo è il primissimo segnale di luce, il primo timido sguardo verso la primavera, ancora lontana ma tuttavia prossima, con le giornate che sia pure impercettibilmente cominciano ad allungarsi e la sensazione di lasciare qualcosa alle spalle, il vecchio che viene bruciato in falò augurali e propiziatori.

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